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"La piccola Estonia alla guida dell’Ue, la presidente: «Una rivoluzione della burocrazia digitale per Bruxelles»", Corriere della Sera

03.07.2017

«Se guardiamo agli ultimi 10 o 15 anni dell’Unione Europea, abbiamo fatto progressi notevoli, nonostante prove difficili. Fosse la crisi economica, l’euro o le tensioni di Schengen, non ci siamo fermati e questa è stata la cosa più importante. Non siamo flessibili o veloci abbastanza? Guardate alla rapidità con cui abbiamo trovato una posizione comune e chiara sulla Brexit, oppure sulle sanzioni alla Russia o ancora sulla difesa europea. L’Europa funziona e anche le opinioni pubbliche cominciano a capirlo. Lo abbiamo visto in Olanda e in Francia. Dobbiamo dire chiaramente di cosa è responsabile veramente l’Europa, non possiamo addossarle la colpa di tutto quello che non funziona nei suoi Paesi membri».

Dal 1° luglio l’Estonia ha assunto la guida della Ue per la prima volta da quando ne fa parte. Abbiamo incontrato la presidente della Repubblica, Kersti Kaljulaid, a Roma nel quadro di un giro delle capitali.

Come vuole che sia ricordata la prima presidenza estone?

«Siamo la prima società digitale d’Europa. Per questo siamo fiduciosi che potremo usare la presidenza in primo luogo per far progredire tutti gli aspetti digitali dei vari dossier europei. Non è solo un fatto tecnico. Con il nostro esempio, vorremmo incoraggiare i Paesi membri ad abbracciare questa filosofia della e-governance, nel rispetto delle diverse culture nazionali. Il problema è che nello spazio virtuale, dove sono le persone e gli imprenditori, i soli assenti, o parzialmente assenti, sono i governi. Nel XXI secolo questo non possiamo più permettercelo».

Mi dice una misura in questo campo che volete far progredire durante il semestre?

«La libertà digitale, che sancisca lo stato legale dei dati, senza informazioni personali collegate. Vorremmo anche far passare il principio del once only». 

Cioè?

«Che i governi possono chiedere solo una volta le informazioni ai loro cittadini, poi sono tenuti a conoscerle, conservarle in modo sicuro e trasmetterle eventualmente alle altre autorità statali quando vengono richieste. Attenzione non è solo una questione tecnologica, è una questione di società».

Le migrazioni sono uno dei temi più controversi e divisivi del dibattito europeo. Non tutti i Paesi della Eu sono pronti a offrire la necessaria solidarietà ai partner più esposti al fenomeno, come Grecia e Italia.

«L’Estonia fa la sua parte e siamo convinti che ci troviamo tutti sulla stessa barca. La solidarietà non può essere a senso unico. Se abbiamo concordato un meccanismo di ricollocamento dei rifugiati lo dobbiamo rispettare. D’altra parte nessuno meglio di noi estoni può capire le difficoltà dell’integrazione, visto che sin dalla caduta dell’Unione Sovietica abbiamo una forte minoranza linguistica russofona sul nostro territorio».

La Russia è un altro tema controverso all’interno dell’Unione. Cosa dev’essere secondo voi Mosca per l’Unione Europea, un nemico, un partner economico, un alleato nella lotta al terrorismo?

«La Russia è un Paese imprevedibile, che non rispetta i suoi impegni internazionali, come dimostrano la Georgia, l’Ucraina e l’annessione della Crimea. Non è l’Ue che ha chiuso la porta, ma la Russia. Noi vorremmo volentieri avere rapporti economici intensi. Ma il primo passo deve venire dalla Russia. L’Europa si è mostrata unita sulle sanzioni ed è importante che continui ad esserlo».

E la lotta al terrorismo?

«Dobbiamo cooperare ovunque sia possibile, ma mi chiedo dove la lotta al terrorismo ci unisca alla Russia».

In Siria.

«Non sono così sicura. La Russia sostiene il regime di Assad. Federica Mogherini compie sforzi molto seri per far progressi in Siria, ma non vedo disponibilità da parte russa».

Siete favorevoli all’Europa a diverse velocità?

«Se ci sono gruppi di Paesi disposti a lavorare più strettamente insieme devono poterlo fare, a condizione che queste piattaforme rimangano aperte a chiunque si voglia unire successivamente. Succede già con l’euro o con Schengen. La soluzione ideale è che occorra sempre preparare il terreno per avanzare insieme a 27. L’Europa è una comunità di valori, ma c’è anche una base pratica: le sue libertà, a cominciare da quella digitale, possono funzionare solo in uno spazio comune. Se però ci sono Paesi che per ragioni specifiche non sono pronti in un determinato momento, devono avere la possibilità di farlo più tardi».

Original article on the corriere.it website.